Il miraggio del rubinetto: perché nel business a volte manca solo il pedale

Esistono situazioni in cui ci si trova di fronte a un problema apparentemente insolubile, un collo di bottiglia o una difficoltà operativa che sembra bloccare ogni progresso. In quei momenti, la reazione automatica è quella di affidarsi agli strumenti noti: si pensa, si analizza, si sperimenta e si riprova, impiegando tutta l’esperienza e la conoscenza accumulata.
Esiste tuttavia un limite strutturale in questo approccio: è possibile cercare soluzioni esclusivamente all’interno del proprio perimetro di conoscenza.
Il limite invisibile dell’esperienza
Per comprendere questa dinamica, può essere utile un esempio apparentemente banale. Entrando nella stanza da bagno di un ristorante e avvicinandosi al lavandino, ci si aspetta di trovare un rubinetto tradizionale, una manopola o un sensore a fotocellula. Se nessuno di questi elementi è presente e, dopo minuti di tentativi infruttuosi, subentra un senso di smarrimento, la causa non è una carenza di capacità logiche. La ragione risiede nel fatto che quel particolare sistema di erogazione — ad esempio un pedale sul pavimento — non fa parte del proprio repertorio di esperienze pregresse. Fino a quando non viene mostrato, quel sistema non esiste come possibilità per il proprio cervello.
Nel mondo del business accade esattamente la stessa cosa.
Quando la soluzione è fuori dal campo visivo
Spesso un blocco aziendale non è complesso in termini assoluti; si trova semplicemente al di fuori del proprio campo visivo. Si tratta di dinamiche o strumenti che non sono mai stati considerati o sperimentati prima, e di conseguenza non si sa nemmeno di doverli cercare.
È in questo frangente che l’apporto di una prospettiva esterna fa la differenza. Che si tratti di un consulente, di un’altra realtà imprenditoriale che ha già affrontato la medesima criticità, di una lettura o di un percorso formativo, l’effetto è immediato: una voce esterna mostra una prospettiva inedita in pochi istanti.
Improvvisamente, il “pedale” diventa visibile. E ciò che appariva insormontabile si risolve con semplicità.
Il valore della conoscenza trasferita
Il vero valore di un intervento esterno non risiede nel tempo impiegato per ricevere la risposta, ma nella quantità di ore, giorni o persino anni di frustrazione ed errori che quella risposta evita.
Una volta acquisita una nuova consapevolezza, questa entra a far parte del bagaglio di competenze in modo permanente. La volta successiva in cui ci si troverà davanti a quella medesima dinamica, la soluzione sarà già nota.
Continuare a esporsi al nuovo
Per questa ragione, una delle strategie più efficaci per chi fa impresa o gestisce organizzazioni complesse è la continua esposizione a nuove prospettive e contesti differenti.
Spesso, l’origine di un blocco non risiede nella mancanza di impegno, di disciplina o di motivazione al lavoro. Molto più semplicemente, manca il pedale. E poiché è strutturalmente impossibile cercare qualcosa di cui si ignora l’esistenza, aprirsi a sguardi esterni rimane la chiave fondamentale per superare i confini della propria esperienza.
E voi cosa ne pensate? Nella vostra esperienza professionale, vi è mai capitato di affrontare un blocco aziendale per poi scoprire che la soluzione era semplicemente fuori dal vostro campo visivo?

